Diario di una ragazza problematica.Capitolo 2: Londra. O meglio, il Regno Unito.
"Questa volta cambio meta, davvero!"
I miei non sembrano tanto convinti. Mia sorella neppure.
La mia migliore amica non mi crede proprio.
"Dico sul serio!"
-Qualche tempo dopo-
Sposto lo sguardo dal foglio stampato che ho in mano ai miei genitori, che mi guardano con aria interrogativa.
"Io non so come sia successo... Io... In realtà avevo scelto un altro posto... avevo pagato un altro volo, poi ho avviato la stampa e mi sono ritrovata questo biglietto... Sospetto che i Nargilli ne siano colpevoli..."
I miei alzano le sopracciglia, meglio cambiare tattica.
Diamoci alla libera (re)citazione.
"Non vi ho mentito. Dico sul serio. Ero... rimasta senza soldi sulla prepagata, o meglio, non mi bastavano per l'altra destinazione. Non avevo i soldi per ricaricarla a sufficienza. Mi è arrivata la mail di Londontopia. C'era la mostra su Shakespeare! C'era War Horse al National Theatre! Mi è stato proposto di stare lì otto giorni! Avevo trovato una stanza che costava poco e in centro! Stanno girando Doctor Who! Non è stata colpa mia! Lo giuro!"
Cado in ginocchio,faccio finta di togliermi gli occhiali da sole e ammicco.
Ma non sono brava come John Belushi.
E i miei non hanno esattamente la reazione di Carrie Fisher.
Ci rinuncio, guardo la prenotazione del volo e respiro profondamente
"E va bene, lo ammetto. Ho visto altri voli per altri posti, poi sono capitata su questo e non ce l'ho fatta.
Lo sapete, non riesco, è più forte di me..."
"Vai, cosa dobbiamo dirti? Tanto ormai hai prenotato tutto, l'avresti fatto comunque, non saremo certo noi a dirti di no..."
"Giuro, la prossima volta cambio meta"
"Allora Erasmus in Germania?"
"EHI EHI EHI PIANO CON GLI INSULTI! Ho detto cambio meta non mi dò al masochismo"
Succede sempre così.
Per essere precisi, cinque volte. Anzi quattro, la prima non conta.
Tutto è cominciato con l'inglese, i libri, il teatro e il cinema, alle elementari.
Crescendo le cose si sono amalgamate. Sono diventate una matassa.
Amo quel Paese.
Può sembrare assurdo o ridicolo, ma è qualcosa di viscerale.
Mi si attorciglia lo stomaco quando l'aereo sorvola Dover.
Ho il cuore che batte veloce, gonfio ma leggero, quando atterro. Quando arrivo nella capitale. Quando sento i nativi parlare. Quando non è più un sospirare davanti allo schermo ma sono davvero immersa in quel caos cosmopolita.
E ho il groppo in gola e gli occhi che bruciano ogni volta che devo ripartire.
Quando, in qualunque città sia stata, la vedo scivolare via attraverso il finestrino di un autobus.
Quando sei in aeroporto e pensi "Ora torno indietro. Perdo il volo. Parto un altro giorno"
Mi sono sentita così la prima volta che ci sono stata, in viaggio-studio, a 18 anni.
Tanti miei amici c'erano già stati, e io rodevo. L'invidia bruciava.
"Io parlo l'inglese meglio di tutti loro! Perché non mi ci mandate?" o "La mamma alla mia età c'è stata due volte, voglio andare anche io" erano le frasi ricorrenti nei litigi con i miei.
Ma un anno non ci eravamo mossi in fretta. E un altro sarei potuta andare meglio a scuola. E via così.
Alla fine, l'estate dei 18, partii e andai tre settimane a Oxford, durante le quali girai diverse altre città, tra le quali, finalmente, Londra.
In tre sole settimane il mio amore, da idea nata da libri e film, divenne reale, e da quel momento è stata una crescita e scoperta continua.
Perché sia così follemente innamorata del Regno Unito, è difficile da spiegare.
Andando per ordine e con qualche foto, magari ci riesco, almeno in parte.
Partiamo dal presupposto che "In principio era mia madre".
Si, gira e gira, sempre colpa sua! (tvb mamma)
Perché? Perché ha fatto il linguistico. E perché papà le diceva "Guarda che l'inglese diventerà fondamentale, parla in inglese alla bambina, falle fare l'orecchio alla lingua. Vedi che le servirà"
Direi che questo team di sconsiderati ha portato a termine la missione con successo.
Anzi, direi che l'ha portata alle estreme conseguenze.
Premesso ciò, andiamo a incominciare.
Blame it on the name. And also on Disney.
Io, Alice, in quale città inglese sono andata la prima volta?
Oxford.
Durante i festeggiamenti annuali a tema Alice in Wonderland.
Mi pare ovvio, no?
Si, esatto. Questi tre film sono stati i primi catalizzatori. (Pensate che danni ha fatto la Disney, è sempre colpa sua se ho fatto il classico... Si Hercules, avete indovinato)

Blame it on Harry Potter
Da quando avevo sei anni.
"After all this time?"
"Always"
Blame it on theatre. And cinema. (And men)



La lista sarebbe ben più lunga...
Blame it on the cities and landscapes.



Blame it on its music

Beatles, Franz Ferdinand e Paolo Nutini sono alcuni esempi...
Potrei andare avanti all'infinito.
Potrei continuare e continuare...
Magari con "Blame it on its people", o "Blame it on its culture" oppure ancora "Blame it on its teas".
Ma direi che sono stata piuttosto lunga e tediosa.
Quindi mi fermerò
A presto!
(Alice the Spinning Top)










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