OrientiAMOci

Lo ammetto, prima di partire ero sinceramente e ingenuamente convinta che avrei scritto i capitoli volta per volta durante l'Erasmus.
Ad oggi, quasi un anno è passato, gli esami finiti, la tesi (incrociando le dita) conclusa, e la laurea il mese prossimo. Quindi posso ripensare a tutto quello che è successo a mente un po' più lucida, tirando un po' di somme, passo dopo passo.

29 settembre 2015 aka "Non faccio in tempo a iniziare l'Erasmus che già mi prendo un'imbarcata"

Si, esatto. Una enorme, COLOSSALE, imbarcata. Così, subito. Cioè, subito no. All'inizio è solo un gran casino: molla i bagagli di là, fai la fila di qua, prendi le chiavi di casa, e la tessera e su e giù, riprendi i bagagli e perditi per cercare casa. Nel mentre ti guardi in giro e cominci a etichettare con la tua fedele compagna di avventure (cercare catsrambling su Instagram) tutte le persone che ti stanno intorno.
Gli One Direction francesi (senza Zayn): faccette da bimbi, bellocci, arroganti, guardano tutti dall'alto in basso: volevo prenderli a sberle subito, ed è un sentimento amorevole che ho avuto per sei mesi ogni volta che li beccavo.
Principesse: da perderne il conto. Tante. Spesso francesi. Subito a far comunella con gli One Direction. Non vi dico la mia gioia nel sentirle arrivare al Learning Grid (aula studio, ma che potrebbe anche essere l'interno di un'astronave, perché in quanto a design siamo lì...) strillanti, petulanti e con i loro stramaledettissimi detox (che bevevano però tra una sigaretta e l'altra, la coerenza)
e poi loro
I Lord (teneteli bene a mente, perché torneranno): belli, alti, in gran parte nordici, vestiti perfetti: camicia, maglioncino e cappotto, borsone di cuoio perché fa elegante. Non puoi non piantar loro gli occhi addosso, sono una calamita. E tiri un sospiro di sollievo perché nonostante siano al primo anno sembrano della tua età.
E poi vedi i tuoi simili, gli Erasmus, se la tirano meno, sono più grandi e si vedono, non hanno bisogno di farsi notare dagli altri, e hanno la tua stessa aria, quella di qualcuno che improvvisamente è stato catapultato in un mondo parallelo e fantastico, dove esistono infrastrutture adeguate, servizi funzionanti, campus che davvero sembrano piccole città e che finalmente puoi dire che "SI, ESISTONO, NON SONO BALLE!!". Nel cercare i tuoi simili, ti ritrovi dietro qualcuno che non sai dove, ma hai già visto. Cominciate a parlare, sono di Torino, strano ma io sono DAVVERO convinta di averti vista da qualche parte... ma non mi viene in mente subito.
Finalmente hai le tue chiavi. Vai nella tua nuova casa, la tua nuova stanza.. erano 12 anni che non avevi una stanza per te, non ti sembra vero...
Ti siedi per terra.  E ora? Ora improvvisamente ti rendi conto, finita la frenesia iniziale, che sei effettivamente dall'altra parte d'Europa, sola, e che con tutti i pro del caso, te la devi anche cavare un po' da te.
Allora chiami la tua compare per fare un giro, perché è meglio. Incontri di nuovo gli stessi ragazzi di Torino, andate a fare il giro in bus insieme e ASPETTA! Lo so dove ti ho vista! su Instagram, noi ci seguiamo su Instagram! Il caso ha voluto che due ragazze, nerd fino al midollo, amanti di Shakespeare, si incontrassero in Erasmus, dopo tempo che si seguivano su un social network: non sono del tutto un male, se si scava un po'. Diventerà un'altra mia compagna di Erasmus (annina_z su Instagram, se volete farvi il sangue marcio su tutti quelli che ha incontrato al Comicon).
E l'imbarcata? Con calma.
Essendo l'Orientamento, sono giorni dedicati agli studenti internazionali, e la prima sera andiamo a un ricevimento in cui prima ci dividono per facoltà, e poi ci fanno mescolare.
Dopodiché, tutti alle Copper Rooms, la discoteca del campus.
E tu non fai che guardarti in giro, perché dopotutto quando parti per l'Erasmus, a cosa pensi? "vado a studiare?" no! Pensi "vai, libertà, freedoom, peace and love, sex, drugs and rock n' roll, make love not war", quindi poche balle, sei lì che una lince ti fa un baffo, tanto aguzzi la vista.
Perché pensi anche "mica ho intenzione di prendermi una sbandata, non voglio relazioni", giusto?
Ecco, esatto, mi do il cinque da sola per essermi rimangiata tutto dopo neanche 24h in campus.
Perché? Perché ormai sulla pista siamo rimasti in quattro gatti, e quindi una ragazza si avvicina e dice "siete pochi e noi anche, uniamoci a ballare insieme".
Grazie, ragazza canadese-orientale che ho continuato a incontrare, senza che tu mi riconoscessi. Per il tuo graziosissimo invito io mi sono rimangiata tutti i miei propositi libertini nel giro di tre secondi e mezzo.
Chi trovo a ballare lì, con un ragazzo tedesco (che diventerà anche lui parte della mia cerchia di amici più stretti), un americano e la ragazza sconosciuta?
Uno dei lord. Ma più sciolto di prima: birra alla mano, balla e beve. Biondo. Occhi azzurri.
Giro di presentazioni, di dove sei? Danimarca. E Germania. SBAM! Portate sali, acqua, FATE QUALCOSA, ragazza a terra! La stiamo perdendo!
Attacca bottone, ATTACCA DIAMINE "Ma, lo pronunciate così il tuo nome lì, o lo pronunci all'inglese così non ti complichi la vita?" "In realtà lo pronuncio così. Quindi anche il tuo in italiano lo pronunci diversamente, com'è il tuo nome davvero?"
Inventane un'altra, presto, presto!!!
Ancora fumavo regolarmente, quindi riprovo "Vado a rollare una sigaretta, fumi?"
"No - MERDA- però sarebbe brutto se fossi da sola, vengo a farti compagnia"
HA ABBOCCATO! DEFIBRILLATORE, QUESTA MUORE SUBITO!
Usciamo, e mi dico di non portare la discussione su cosa studio, che poi ti dice "Ah ma se studi tedesco, allora parleremo in tedesco!", e ti sale l'ansia.
"Cosa studi?" (MERDA 2.0) "eh, traduzione e interpretariato... Inglese e... e tedesco..."
"Tedesco? Allora ti farò parlare in tedesco!" (MERDA 3.0)
Fa freschetto, torniamo dentro.
Vado dalla mia compare, dritta dritta e "Voglio quello lì"
"Hai già deciso?"
"Si"
Brava scema.
Ecco, da qui sono cominciate le magagne.

30 settembre aka "Ah, ti ho visto! No, ti ho perso"
Vedi il lord di sfuggita a colazione. Poi lo perdi. Nel mentre fuggi da un americano che ti perseguita. Lo vedi di sfuggita 5 minuti alle Copper Rooms, due parole, scompare di nuovo.
Fine.

1 ottobre aka "Dove sei finito..."
Continui a fuggire dal ragazzo americano. Nel mentre cerchi ovunque ma lui non si vede. Intanto conosci due ragazzi tedeschi che studiano filosofia, uno più inquietante dell'altro.
Lui si è dato alla macchia. Molto bravo a nascondersi.
Fine.

2 ottobre aka "FINALMENTE!"
Alleluja. Chiusura dell'orientamento, tutti vestiti eleganti, ricevimento in pompa magna. Lo becchi con i suoi compagni di corso, lo saluti, lo perdi, c'è il tizio americano, scappi, ribecchi lui, lo perdi, ti aggreghi al tuo amico tedesco ma cerchi un completo scuro e una camicia rosa.
La calca va verso le Copper Rooms.
L'ho perso.
Entro sconsolata, alzo lo sguardo, MIRACOLO!! Lui è lì, con tutti i suoi amici, tutti eleganti, tutti in completo, (quasi) tutti biondi, un tripudio di poshness, IL DIVANETTO ACCANTO A LORO, lo occupi, facendo finta di essere andata lì per posare giacche e borse e "Oh, hi!" QUANTA NONCHALANCE. Vai in pista. No aspè, così gli do le spalle, devo controllarlo, diamine, allora vado a far finta di controllare il cellulare nella borsa. Mi risiedo, "controllo", mi rialzo, gli sorrido e torno dagli altri.
"Ali, vai!"
"Ma figurati! Lui è lì a parlare con i suoi amici, non ci vado lì"
"Ali, vai!"
"No. Non mi guarda!"
"Ali lo vedo, ti sta tenendo sott'occhio!"
E allora mi metto di fronte... no, cazzo! Di fronte si vede che lo controllo, mi metto di profilo/tre quarti.
Ecco, meglio, lui è lì... aspetta... era lì. NO! NONONONO! Se n'è andato e...
Mi rigiro. Due occhi azzurri fra i lampi di luce colorata e argentea delle stroboscopiche.
Faccia a faccia.
Menomale che non riesce a vedere che sono rossaviolablueverde... oddio le farfalle nello stomaco.
Mi si avvicina e mi mette un braccio dietro la schiena "Would you like something to drink?"
YES! YES, I SAID. I WILL, YES (nella mia testa)
"Sure, why not?" (manteniamo almeno un minimo di apparenza)
Settimo cielo. Ed è bellissimo.
Ma non si sente nulla, ci mettiamo a parlare nell'altra sala.
Hanno alzato la musica, ci spostiamo in corridoio. Parliamo. Parliamo parliamo parliamo, di cosa? Di tutto, cosa hai studiato, cosa studi, sport, non lo so, di tutto e tanto.
Una voce profonda, profondissima, ci interrompe. Alzo lo sguardo e quasi vengo accecata dalla bionditudine che mi sta davanti. Uno dei suoi amici lord, uno dei lord capi, lord dei lord. Si presenta. Dopo l'ovazione per la Danimarca e la Germania, vorrei un'ovazione anche per la Svezia, grazie.
"Andiamo a una festa, vuoi venire? Se vuoi chiedere ai tuoi amici"
Ma i miei amici sono spariti.
Beh, andrò io. Birre a casa sua. Intanto sua svedesità riconosce il mio ciondolo, mi guarda con il suo sorrisetto un po' arrogante "Breakfast at Tiffany's". Arrossisco. Probabilmente divento viola.
Si finisce a parlare di tutto, economia, politica, filosofia, teatro, linguistica, le birre finiscono, lui vuole continuare a parlare di filosofia, tirano fuori il rum, lui continua. Io sto morendo dal sonno, ho i tacchi, mi fanno male i piedi. Sua svedesità mi sorride "You're tired".
Ma sei reale?
Sono le sei. Il mio lord continua a non star zitto, non so se per l'alcool, l'esagitazione, la sua passione per l'argomento, probabilmente tutte e tre le cose insieme. Sono le sei e mezza. Ti prego.
Lo hanno zittito. Non ce la faceva più nessuno, e gli han dato ragione. Io mi sono persa l'ultima parte del discorso, perché non ce la faccio più.
Usciamo. Il gelo. Io ho il vestito smanicato e una giacchetta leggera. Lui la sua l'ha dimenticata in camera di qualcuno, e gli han prestato una felpa. Che buffo che sei. Un po' brillo, allegro, vestito elegante ma con il felpone.
"You don't seem the kind of girl who needs it, but I can walk you home if you want" e arrossisce.
Arrossisco.
Cosa non sei.
Ovvio che mi faccio accompagnare. Cosa sono ormai, le sette?
Siamo all'inizio della mia via. Ci guardiamo un attimo negli occhi, nessuno sa esattamente cosa dire, se non "well, that was fun". Ci abbracciamo.
Ci guardiamo negli occhi.
E poi il bacio. 
Alle sette del mattino. Al freddo. Vestiti eleganti.
Rimaniamo lì.
Poi ci salutiamo.
Alle 10 passate mi alzo. C'è un suo messaggio sul telefono.

Weekend prima dell'inizio delle lezioni, al campus arrivano tutti gli studenti inglesi, e in casa passiamo da 5 a 12.
12 persone diversissime che diventeranno una famiglia. Un po' disfunzionale, ma una famiglia.

Sabato 3 ottobre.
"Are you around?" "I'm at the terrace with the others, come and join us"
You don't need to ask twice.
Prima li raggiungo al Terrace (uno dei locali del campus) e sua svedesità mi fa assaggiare il whisky liscio. La mia faccia deve essere stata molto divertente.
Ci spostiamo a casa del mio lord, che prepara gin tonic per tutti (dicono che chi ama il gin tonic sia psicopatico, è forse tutti i torti non li hanno) e poi, tutti all'accommodation festaiola per antonomasia, Rootes.
Ma noi non partecipiamo. Rimaniamo in disparte, sulle scale. E parliamo ancora, e ancora, e ancora. Se qualcuno ci interrompe lo mandiamo via con la scusa del "Stai finendo l'alcool. Ce n'è in cucina"
E ancora.
Di punto in bianco, ci rendiamo conto che qualcuno sta portando via le casse e chudendo la cucina a chiave.
Non c'è nessuno. Qualcuno ancora al piano di sotto, forse. Scendiamo, ancora due chiacchiere con gente che al buio a stento riconosco. Shot di rum delle tre e mezza? Perché no
Ora però andiamo.
La prima casa che incontriamo è la mia. Mi bacia. Mi solleva.
"So, what are we doing now?"
"Well. This is your house. We could go to mine. But it's further down... And it's cold..."
Rido
"Come in"




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