Io viaggio da sola. Parte 2: Stoccolma


Ci siamo. Questa seconda parte di "Io viaggio da sola" è la più importante. Mentre tornavo in campus mi sono trovata a riflettere sui miei tre giorni a Stoccolma, e non solo su cosa ho visto e chi ho conosciuto, ma cosa cercavo, come sono cambiata fra la partenza e il ritorno e perché sono partita. 
Partiamo dall'ultima domanda. Di risposte ne ho più di una: la prima e più semplice è che ho sempre proposto ai miei di andare nei paesi scandinavi, ma la proposta non è mai stata accolta. La seconda è perché volevo viaggiare e vedere posti nuovi finché sono in Erasmus e ho la possibilità di andare a Londra ed essere collegata a tutti i paesi. La terza è più difficile: quando ho prenotato i voli è stata una decisione sul momento mentre ero a casa per Natale: li ho visti e li ho presi. Sono poi andata dai miei annunciando "Ho preso i voli per Stoccolma". Non hanno fatto storie, non hanno detto nulla al riguardo se non "Guarda che non puoi scappare dai tuoi problemi", cosa che mi aveva lasciata interdetta e fatta rispondere "io non sto scappando da niente!". Ma è vero che in quel periodo cercavo voli in maniera compulsiva, una smania che andava oltre il viaggiare in sè, ma non l'ho capito davvero fino a ieri.
Le settimane prima di partire sono state piene di alti e bassi, molti bassi e per varie ragioni, da quella per gli esami e la paura di non essere brava abbastanza al timore di non essere abbastanza in generale. I primi mesi di Erasmus l'ho passati a stretto, strettissimo contatto (a volte sembrava semi-convivenza) con un ragazzo, e per come sono fatta io tanto mi era bastato perché mi ci ritrovassi avviluppata, se non fosse che poi la cosa si è conclusa, di punto in bianco. Da qui ho cominciato a pensare che forse ero io a non essere abbastanza, non abbastanza interessante, non abbastanza attraente o abbastanza brillante. Noiosa dopo un po'. Avevo ripreso a passare troppo tempo a pensare a cosa non avevo e cosa avrei dovuto avere. Quando ero in giro o in uno dei locali del campus l'unica cosa a cui pensavo era "lo incontrerò o no? E se lo incontro cosa faccio? Dovevamo continuare a vederci e invece è quasi sparito... E perché poi? Non ero abbastanza, ma dove ho sbagliato?". Quando ho preso la corriera diretta all'aeroporto ero decisamente giù, pensando a quali fossero stati i miei errori, chiedendo a mia madre se fosse così sbagliato sentire il bisogno di avere qualcuno. Ma al contempo le dicevo che ero stanca, stanca di andare in giro con mille occhi e orecchie, di stare sempre all'erta, che menomale che negli ultimi due giorni ero andata a diverse feste con amici e che avevo davvero bisogno di tempo per me. Ho continuato ad avvilupparmi in questi pensieri finché non mi sono addormentata sull'aereo. Quando mi sono svegliata avevamo cominciato a sorvolare la Svezia, e io ad allontanarmi da quelle elucubrazioni velenose e deleterie, e un sorriso mi è spuntato sul viso mentre pensavo "Ho davvero trovato il modo di venire qui". Quando sono scesa dall'aereo, la prima cosa che ho pensato è stata "Finalmente in Svezia. Lontana da tutto e tutti. Lontana dal campus, non devo temere di incontrare nessuno. Ci sono solo io".
Arrivata a Stoccolma mi sono definitivamente allontanata da quelle problematiche. Trovo che viaggiare sia un'esperienza catartica per vari motivi, soprattutto se si è da soli e si esce dalla comfort zone di posti dove conosci almeno la lingua. Se quando cammini per strade che conosci non devi pensare a quale via prendere, i piedi vanno da soli e ti perdi nei tuoi pensieri, quando sei in posti che non conosci non puoi permettertelo, in primis perché ti perderesti quello che ti circonda, secondo perché ti perderesti a tutti gli effetti: devi imparare subito a orientarti, capire dove starai per quelle notti, cosa farai e via dicendo. Sei libero da tutte le ansie quotidiane. Dopo aver più o meno capito dove dirigermi avevo il cuore leggero, sorridevo come una bambina, guardandomi intorno e pensando a quanto bello fosse quel posto. Le cose sono migliorate ancora una volta all'ostello, centrale, bello, accogliente e personale cordialissimo. Ho sistemato le mie cose, preso una mappa, studiato quali erano all'incirca le strade e le attrazioni principali e via alla scoperta di Stoccolma. Anche qui avevo mille occhi, ma perché cercavo di catturare tutto il possibile, dalla città fisica ai visi delle persone. 



Così mi sono ritrovata nel nucleo medievale della città, a girare per le stradine, calcolando i tempi di percorrenza e quanto sarei riuscita a vedere in tre giorni. Fatta la pausa post-orienteering, ero pronta a dirigermi verso la prima meta, il museo di fotografia contemporanea "Fotografiska".


Uscita dalla galleria, mi sono ritrovata quasi sola per le strade, davanti a questa vista. Per quella giornata avevo girato abbastanza, era ora di tornare alla base.


Tornando indietro mi rendevo conto che la "parte difficile" veniva ora. Non conoscevo nessuno, quindi non avrei avuto problemi sul "come mi giudicheranno", ma temevo di non avere nessuno con cui girare quelle due sere, nonostante a Cardiff e in altri posti la paura si fosse rivelata effimera. Così mi sono posta una sfida, testare se le mie paure sul non essere interessante fossero fondate, e quale modo migliore per farlo se non interagendo con perfetti sconosciuti? Così, dopo essermi rimessa in ordine, mi sono diretta in una cucina affollatissima e dopo due o tre sorrisi con qualche persona, un ragazzo australiano mi invita a sedermi e bere con loro. Tempo un'ora e mi sono ritrovata circondata da persone che mi chiedevano di unirmi a loro nella loro ultima sera lì. Alice 1- Paure 0.
Tempo di organizzarci e ci siamo diretti al pub, dove è cominciata la seconda parte della sfida: fra i vari ragazzi ce n'era uno in particolare con cui avevo scambiato un po' di occhiate e sorrisi in più, e così mentre si beveva e si stava con gli altri, abbiamo cominciato a parlare e a flirtare. Volevo vedere se sarei risultata noiosa dopo un po'. La cosa è andata avanti al pub dopo, e al locale dopo, e via così. Dopo ore che giravamo tutti insieme, il gruppo ha cominciato a disfarsi, chi voleva andare qua, chi di là, e così abbiamo deciso che ce ne saremmo tornati all'ostello io e lui per i fatti nostri, non senza le prese in giro di chi era rimasto con noi fino a quel punto. Alice 2 - Paure 0.
L'autostima, che fino a quella mattina non sapevo più di avere, si faceva sentire di nuovo. Ahimè lui se n'è andato la mattina dopo, ma la situazione generale della sera prima aveva avuto i risvolti positivi di cui avevo bisogno per riprendere un po' di sicurezza. 
Ed eccoci qua tutti insieme, una serata che non dimenticherò mai in tutta la mia vita


La mattina dopo, nonostante il malditesta (insieme all'autostima avevo anche alzato un po' il gomito, ma penso l'aveste capito), mi alzo presto e pianifico la giornata, dieci ore di piena produttività, ho visitato il palazzo reale, altre parti della città, musei di vari generi, da quello sulla storia e tradizioni scandinave "Nordiska" al Museo Vasa, museo navale che conserva una nave affondata nel 1600, un qualcosa di meraviglioso...



Avrei voluto continuare ma era arrivata l'ora di chiusura dei musei, e per concludere la giornata come si deve mi mancava una sola cosa: una cena in un ristorante svedese.
E dove andare se non in un posto consigliato da un'amica svedese? Sempre fidarsi delle persone del posto, se lo consigliano vuol dire che ne vale la pena. Una volta lì ho temuto che non ci sarebbe stato posto neppure per me da sola, e invece mi sono ritrovata comodamente seduta vicino alla finestra, non potevo chiedere di più. La cosa migliore? Ero l'unica staniera, circondata da persone del posto, con qualcuno che mi guardava tra lo stranito e il divertito, cosa a cui ci si abitua, dopo che ti senti ripetere spesso "come viaggi da sola? Ma come fai, non hai paura? Sei una ragazza!" e simili.
Al ristorante, Nybrogatan 38, mi sono trattata come si deve, con tanto di vino rosso, perché si, le cose stavano andando decisamente bene.

Dopodiché, ho preso la via (sbagliata) per il ritorno. Cioè, non proprio sbagliata, era giusta ma non quella che mi ero segnata, e ringrazio il ragazzo con il cagnolino che mi ha indicato quale traversa prendere.
Ammetto che arrivata in ostello, stanca e con il ginocchio dolorante, avevo quasi pensato "la tua serata l'hai avuta, oggi puoi anche stare tranquilla, domani hai le ultime cose da vedere", ma poi dei ragazzi della sera prima e una ragazza americana appena arrivata mi hanno pregata di unirmi per andare al pub, e tu cosa fai, dici no? Così mi sono ritrovata a parlare con un ragazzo svedese che ama l'Italia. All'ora di chiusura abbiamo invitato lui e un suo amico all'appello. Birre da 7eleven e via di drinking games, tra cui non poteva mancare il più comune in campus, ring of fire.
Il tempo é volato, ritrovandoci in quattro alle cinque passate e senza più birre. A quel punto l'unica nota negativa del viaggio: due ragazzi conosciuti la sera prima tornano ubriachi da un club e si uniscono a noi; uno dei due, che si professava "onesto, aperto di mentalità e libero da ogni costrizione mentale della società", comincia a mostrarsi per quello che era davvero, e se prima ero rimasta l'ultima ragazza senza che ci fosse nessun problema (come se ce ne fosse qualcuno), comincia a fare battute e allusioni, sia alla sera prima che alla situazione attuale, e se da sobrio aveva detto a me e alla ragazza americana che lui non giudica nessuno, che siamo adulti e che abbiamo ogni libertà possibile, nello stesso momento in cui l'alcol allenta le inibizioni, ecco che comincia a contraddirsi, dicendo che alle ragazze basta essere avvicinate da un bel ragazzo per starci senza problemi, nonostante prima dicano di non accettare avance; che noi donne parliamo parliamo ma non riusciamo a dire no, per poi andare sul personale e fare allusioni a me e al ragazzo svedese. Dopo un buon quarto d'ora, con l'orologio che segnava quasi le sei del mattino, io e un ragazzo americano, non senza essere disgustati, ci alziamo e ce ne andiamo, scusandoci con i ragazzi di Stoccolma, dicendo che dovevamo entrambi fare il check-out nelle ore seguenti... Il tutto non senza che io mandi prima a quel paese il pallone gonfiato che si professava "onesto". E allora ho cominciato a chiedermi dove si trovi e come si riconosca quella sottile linea fra onestà e maleducazione, e quanto una persona, per quanto si professi aperta e libera da costrizioni sociali, lo possa effettivamente essere, e su questo sto riflettendo tuttora.
Dopo essermi fatta passare il nervoso, ho preparato le borse e fatto il check-out, pronta per un ultimo giro per la città. Ho percorso ancora una volta le strade che avevo fatto quei giorni e quelle notti, mentre mi dirigevo verso la cattedrale.

Dopo qualche oretta il ginocchio dolorante si faceva sentire, e il momento di salutare la città, purtroppo, si avvicinava. Così sono tornata a prendere le borse all'ostello e, come al solito, ho fatto un bilancio di quello che ho visto e imparato.
Cosa ho imparato? Che forse dovrei dare un po' più di credito a me stessa, che forse non dovrei svalutarmi così spesso e facilmente, che se le cose a volte non vanno come vorrei non deve essere per forza colpa mia e che me la so cavare più che bene in varie situazioni e paesi.

See you soon 
(Alice the Spinning Top)

Ps. Ecco i miei bilanci cartacei e l'ostello stupendo dove sono stata, il City Backpackers Hostel.



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