Io viaggio da sola. Parte 1: Cardiff

Non sto seguendo una linea temporale per questo mio blog, lo so. Ma sono appena tornata da tre magnifici giorni a Stoccolma, e tornando a casa mi sono trovata a riflettere su che cosa mi porta a viaggiare da sola e cosa cerco quando lo faccio.

Ma con ordine! (O quasi). Prima di parlare di Stoccolma, parliamo di Cardiff.
Le vacanze di natale erano iniziate da qualche giorno, il campus si era svuotato e io ero appena tornata da due giorni a Nottingham.
Avevo vissuto per tre mesi a stretto contatto con altre 11 persone a casa e con tantissime altre all'Università, e in quel momento sembrava di vivere in una città fantasma. Ero combattuta fra la noia e il voler stare con amici e lo stare con me stessa in un posto dove non mi sarei annoiata, anche se da sola.
Ha vinto la seconda. Erano quasi le nove di sera e nel giro di cinque minuti ho prenotato corriera e ostello a Cardiff. Perchè? Ragioni multiple: bus e ostello costavano poco, era da tempo che volevo andare in Galles, Doctor Who... Insomma, fatto sta che poche ore dopo me ne stavo beatamente accoccolata sui sedili della corriera.



















Arrivata in città, ero indecisa se dirigermi verso l'ostello o andare in giro. Avendo solo la mia fedelissima e distruttissima borsa, ho deciso che avrei potuto tranquillamente girare e che all'ostello ci sarei andata dopo.
Finalmente un po' da sola. Ne avevo decisamente bisogno.
Potevo gestire il mio il mio tempo e i miei interessi come più mi piaceva, non avevo orari, e l'unico bisogno che sentivo era quello di orientarmi per fare una scaletta delle cose da visitare.
Ho deciso che la prima tappa sarebbe stata il castello, una delle poche cose a pagamento della città, ma che vale la pena vedere con la visita guidata, anche solo per il parco e il giro sopra (e dentro) le mura, rifugio antiaereo durante la guerra, con tanto di riproduzione e suoni (ammetterò che non mi aspettavo il suono del bombardamento e ho fatto un discreto salto, ma visto che nessuno se n'era accorto ho ripreso a camminare con molta nonchalance).















Potrei descrivervi l'interno del castello, le stanze una per una, il cortile in stile pompeiano, la sala da ballo e la sala araba, per non parlare della stanza dei bambini, con le fiabe dipinte sui muri MA non lo farò, perchè se mai decideste di andarci vi avrei "rovinato la sorpresa" da un lato, e dall'altro le foto, o le mie almeno, non rendono giustizia a quello che ho visto, quindi tralascerò.
Dato che eravamo sotto le feste, nessuno mi avrebbe fermato dal mangiare salsiccia e crauti al mercato di Natale... anche se avrei fatto meglio ad andare nel mercato coperto della città. Un posto che è segnato nelle mappe e siti turistici, ma dove di turisti effettivi non ne trovi, forse perchè in quanto mercato non credono ne valga la pena.
Ebbene, spezzo una lancia a suo favore, perchè lì mi sono abbuffata di Welsh Cakes con un pound. Cosa sono? Sono delle tortine, più o meno grandi, non troppo dolci e non molto lievitate, che possono essere semplici, al lemon curd, cioccolato, uvetta, quello che vi pare e vi giuro, per due giorni sono tornata più volte al mercato solo per queste tortine a cui non daresti un penny bucato.
















Questo parlare di cibo mi fa riflettere su uno dei problemi che affronto ogni giorno, e che svanisce ogni volta che viaggio, soprattutto se sono da sola. Sono sempre attentissima a quello che mangio, quanto mangio, a volte conto le calorie e quanto movimento fare in base a quelle, chi mi conosce sa che ho e ho avuto molti alti e bassi e rifiuti nei confronti del cibo, ma quando viaggio il problema si attenua. Capita che io non abbia propriamente fame ma veda un qualcosa che ancora non ho provato, e non sembra per niente male, e quella stramaledetta vocina comincia a dire "hai già mangiato carboidrati oggi, non vorrai per caso mangiarli di nuovo? Guardati allo specchio, ti sembra il caso di mangiare? Per di più quella cosa è piena di calorie...", e comincio a vacillare; a volte me ne vado da quel luogo solo per tornarci dopo un po', ma se quando sono nella normalità la stronzetta avrebbe la meglio, in viaggio riesco a dirle "oh fuck you! Taci e fammi provare quella cosa lì, che sono in viaggio e sono per i fatti miei, non conosco nessuno e nessuno conosce me, lasciami un po' stare. Vuol dire che starò più attenta quando torno a casa"
PUFF!
Vocina sparita. Almeno per un po' sarò libera.
Dopo questa digressione, torniamo a Cardiff: sarei voluta andare dritta dritta alla baia, ma ahimè pioveva, quindi aspettando che il cielo la smettesse di rompere le scatole, mi sono rifugiata nel National Museum of Wales. Andateci. Non avete scusanti, mi dispiace. I musei, il castello, la via dello shopping e la via dei pub e club sono a cinque minuti, forse anche meno, l'uno dall'altro.
E andateci perchè troverete ovviamente pittori e quadri conosciutissimi, da Van Gogh a Monet, ma anche quadri di pittori gallesi che molto probabilmente, al massimo che non studiate storia dell'arte, non conoscereste (io sono la prima che non ne sapeva nulla), e una delle mie sale preferite del museo è stata proprio quella dedicata ai dipinti di pittori del luogo ispirati dalla loro terra.
... E poi il primo piano è dedicato ai dinosauri e agli animali preistorici! Volete mettere?! Ci sono i mammut che si muovono e fanno versi!! L'età media, contando che io l'alzavo di  un po', era forse di 12 anni. Forse. Ma pazienza, per i dinosauri, qualsiasi cosa!
Un'altra cosa che ho trovato bella è la doppia spiegazione delle opere, in cimrico (o gallese, Cymru è il Galles) e in inglese, e il continuo sforzo di queste persone nel preservare questa lingua. Mi sono ritrovata a sorridere come una scema quando al museo sono stata circondata da bimbetti che ascoltavano le spiegazioni in gallese del maestro e che parlavano in gallese fra di loro.
Esaurite le sale e ascoltato un coro di bambini cantare canzoni di Natale, decido che pioggia o non pioggia, devo vedere la baia.
Uscita dal museo, il cielo mi aveva fatto una sorpresa e sopra la Cardiff Bay e il Wales Millennium Centre ecco cosa ho trovato
















Dopo aver girato per circa 8 ore, i miei piedi doloranti decidono che forse è meglio riposarsi un attimo, così mi dirigo verso l'ostello. Sulla via del ritorno entro nel primo Starbucks per scaldarmi e portarmi avanti con le cose da vedere, così srotolo mappe, cartine e caricabatterie e guardo un po' cosa fare quella sera. L'ostello è nella via dei pub, club e caffè, non potevo chiedere di meglio. Mentre ero lì che spuntavo le cose viste e controllavo quelle da vedere, un signore vicino a me comincia a parlare e a darmi consigli su dove andare, come, quando ecc. ecc., fino a quando non si accorge di  tutte le cose che già avevo visto in giornata, al che mi guarda divertito e dice "Io ti stavo dicendo un sacco di cose perchè sono una guida turistica, ma direi che te la cavi benissimo da sola. Non credo tu abbia bisogno di nessuno!"
Chiamiamola iniezione di autostima.
Tutta allegra arrivo all'ostello, mi sistemo e decido di riposarmi un po' nella sala comune con un libro... quando mi rendo conto che il piano strada è un vero e proprio pub, dove molta gente del posto si ritrova la sera. Naturalmente il piano "relax con libro" diventa "relax con libro e pinta".
Mentre ero seduta tranquilla, cominciamo a parlare con un ragazzo irlandese, che ahimè se ne va, lasciandomi sola di nuovo, fortunatamente dopo pochi minuti un altro mi chiede se può sedersi vicino a me, chiede se sono da sola e come mai Cardiff, così ci ritroviamo nel bel mezzo di una discussione sulle lingue, e mi spiega la questione del gallese, di come al nord sia parlato correntemente e a volte più dell'inglese, e di come al sud, nonostante gli sforzi di associazioni e scuole nell'insegnarlo, una volta fuori dall'aula la lingua non venga parlata e venga persa nuovamente, e la cosa lo abbatteva un po', così abbiamo cominciato a parlare dell'Italia, e dei suoi dialetti, finchè non sono arrivati due suoi colleghi, e poi altri due, e la discussione è passata ad altri argomenti, quali Doctor Who, Star Wars, cinema e musica.
Così, senza pianificare nulla, mi sono ritrovata in mezzo a persone simpaticissime, con cui ho passato una bella serata, e io che ancora mi preoccupavo tanto di cosa fare/dove andare!
Salutati tutti, me ne vado a letto tutta contenta, più che pronta per quello che mi avrebbe aspettata la mattina dopo

Guardate come è illuminato da luce divina... Il paradiso dei nerd
















Avete presente i giochi che facevate da bambini, quando con amici immaginari e/o i vostri personaggi preferiti avevate avventure bellissime? O ancora, quando magari ancora adesso pensate che non sarebbe male "vivere" in qualche libro, serie tv o film OPPURE trovarsi su un set quando girano?
Ebbene. La prima parte del DW Experience è... Beh, un'experience del genere, nel senso che si spengono tutti gli apparecchi elettronici, non si può riprendere, registrare, nè fare foto, e si passa la prima mezzora a fronteggiare vari nemici del Dottore, insieme a un Time Lord che ha ben pensato di "prendere in prestito" il tardis e che naturalmente combina guai mentre il Dottore lo insulta da un maxischermo, e... E mi sono appena resa conto di aver parlato in maniera talmente nerd che più nerd non ce n'è, mi perdonino coloro che di Doctor Who non sanno nulla, ma giuro che mi sto trattenendo dall'approfondire la cosa e peggiorare la situazione!
Finite la parte "interattiva", c'è la parte museale e RAGAZZI, anzi, WHOVIAN, ci sono tardis ovunque e soprattutto l'interno di uno, due e dieci, senza contare i costumi veri della serie (la BBC è povera, non si può permettere più di 5 attori e due costumi a testa, figuriamoci se fa pure quelli finti!), the Face of Boe, Davros, tutti i tipi di Cybermen, the Silence (i Weeping angels li becchi prima) e tutti i Dalek, compresa la versione Power Ranger! E sono quelli che usano per la serie, quindi ogni tanto vanno a prendersi un Dalek, lo portano magari negli studios di fronte (si, i set sono esattamente di fronte) e poi lo rimettono a posto.
Ok. La smetto. Ho detto tutto quello che volevo dire al riguardo... No tutto no, ma insomma avete capito.




















Qui ho incontrato un'altra fan, dalla Corea, con cui ho passato parte del pomeriggio e con cui ci siamo ritrovate per un'ultima birra la sera.
Nel mentre, com'era giusto fare, ho mangiato altre Welsh cakes e sono andata al museo della storia di Cardiff.
Poi mi arriva un messaggio di mia madre "Allora hai trovato il regalo per tua sorella?"
PANICO
"Le posso comprare un libro..." "In inglese?" "beh io son..." "Ti odierà" 'ccidenti!
Deo Gratia, dopo due ore ho trovato cosa prenderle e sono fuggita via dalla calca prenatalizia. Allora devo cambiare, facciamo Primark Gratia.
Mentre al pub saluto la mia nuova amica e qualcuno dalla sera prima, faccio il bilancio di quello che ho fatto e visto.

Ma quello su carta è un bilancio un po' arido, quindi a quello aggiungo nuove conoscenze e nuove cose che ho imparato, dalle persone, dalla città e dai suoi luoghi.
E così, un po' giù, me ne torno a casa giusto in tempo per fare i bagagli e andare a casa per Natale.


P.s. Questo è l'ostello Bunkhouse dove sono stata. Se mai decideste di andare a Cardiff, ve lo raccomando caldamente!




















Il prossimo capitolo sarà quello clou, su Stoccolma.
See you soon
(Alice the Spinning Top)

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