Perdonatemi...

Cari voi,
che ogni tanto capitate su questo blog in potenza ma molto poco blog nei fatti, perdonatemi.

Perdonatemi se vi ho ignorati, perdonatemi se non vi ho più raccontato nulla, perdonatemi se sono scomparsa.
Vi spiegherò qui il perché di questa mia sparizione.

Se siete capitati sul mio ultimo post, avrete notato di come fossi tornata nella mia bolla inglese, nel mio campus sperduto nella campagna del Warwickshire.
Se non l'aveste letto, la cronologia è la seguente: l'Erasmus era andato (giuro, vi racconterò come si è evoluto, dopo questa mia apologia), io ero tornata in Italia ed ero alle prese con la depressione da ritorno nonché da fine triennale. La domanda costante era "Ma io, dopo, che faccio?".
La risposta che mi ero data era "Un master in Inghilterra, un master di teatro" ma dove? Ero convinta che a Warwick non sarei potuta tornare, che non ci fossero MA in teatro; invece, grazie a un colpo di testa fatto a maggio dell'anno scorso (vi racconterò anche di cosa ho combinato), sono tornata in campus qualche giorno e lì, grazie a una buona stella che ogni tanto decide di farsi vedere, quando se ne ricorda, incontro un'amica che mi dice "Scherzi? Si che c'è! Ti mando il link!"
Detto fatto, mi manda il link, il Master esiste, o almeno, hanno appena aperto il corso e questo sarà il primo anno che verrà tenuto. Tornata l'ennesima volta a casa, comincio a barcamenarmi fra esami e application, anche se dovendo ancora laurearmi non avrei mai pensato che sarei stata presa "Al massimo, riprovo l'anno prossimo". E infatti mi arriva la mail di accettazione al master, con riserva "ti devi laureare con minimo 104 entro il 13 ottobre"
Sono ancora convinta che le mie urla siano state sentite da tutto il circondario e forse anche un po' più in là. Non so cosa mi si sia innescato in quel momento, ma sono diventata una macchina da guerra, ho raccolto la sfida e si, va bene, mi laureo entro il 113 ottobre, stai a vedere come ti asfalto tutti.
Ma tutto questo ha significato staccarsi da tutto e tutti da giugno a ottobre, quasi non sono esistita per i miei amici, auto-escludendomi da ogni possibile vita sociale ho studiato giorno e notte, finito gli esami, scritto la tesi ecc ecc. Insomma, non avevo il tempo di scrivere alcunché.
Il gran giorno arriva il 3 ottobre, dopo mille peripezie burocratiche da farmi venire l'ulcera a un anno di distanza, l'ansia, le camminate su e giù per le scale, le mani sudate, le crisi, la discussione, la liberazione, l'attesa IL VOTO...
106
E loro mi avevano chiesto minimo 104
Appena esco dall'edificio, scrivo una mail a Warwick, una versione un po' più educata di "Stigrandissimicazzi, pensavate di esservi liberati di me! E invece preparatevi, perché sto tornando"
Arrivata lì, pensavo che dopotutto avrei avuto il tempo di scrivere due cose, no? No?
No.
Ecco.
Un inferno di studio, saggi, notti passate in biblioteca a fare ricerca su questo e quello, guardando il sole sorgere fra uno scaffale e l'altro.
E così sono passate le settimane, e i mesi, e l'unica cosa di cui ho sentito il bisogno di scrivere è stato sul mio intervento-performance a sfondo femminista.
E poi altri mesi sono passati, e nel giro di 12 mesi mi sono ritrovata a scrivere una seconda tesi, che ho concluso e consegnato due settimane fa.
Ora mi ritrovo in un limbo: ho definitivamente finito l'università, ogni tanto riesco a tirare su qualcosa traducendo per questo o quello, ma insufficiente a sostentarmi... e, che brutta parola, disoccupata.
Non avevo mai compreso appieno la parola, fino ad ora. E vi assicuro è terribile.
Non hai occupazione. Non sei utile alla società, né a te stesso. La tua occupazione è trovarne una, e tutte quelle che trovi non hanno niente a che vedere con te, i tuoi studi, la tua persona, le tue passioni... "Eh, hai fatto lettere, bene o male, vuoi anche un lavoro?" a cui rispondi "Eh, hai già la faccia da culo, bene o male, vuoi anche una o due badilate?"... ma di questo parlerò in seguito.
"Prenditi un po' di tempo" mi dicono "Hai appena finito, datti tempo"
Ma qui sembra che il tempo voli. E se poi va troppo in fretta?
Sta di fatto che ora, prendiamolo come lato positivo, ho di nuovo il tempo per scrivere, quindi potrò tornare indietro a dove avevo lasciato il racconto, agli inizi, e in maniera più "oggettiva" guardare ai fatti da lontano e narrarli.

Con affetto,
A.

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