Diario di una ragazza problematica. Capitolo 4: L'inizio di tutto aka Londra, Amleto, Benedict Cumberbatch e red carpet trovati per caso.

Chiedo umilmente perdono.
Avevo detto che avrei scritto passo passo quello che stavo per vivere... Ma mi sono persa per strada e non l'ho fatto.
Ma non tutto è perduto! Riprenderò da dov'ero rimasta!
ORDUNQUE, andiamo a incominciare.

La mattina della partenza è stato un ottovolante emotivo, euforica e un po' intimorita dall'esperienza a cui stavo andando incontro, e allo stesso tempo triste nel dover allontanarmi dalle persone più importanti che ho.
Ma non ci si può lasciare intimorire, quindi bando alle ciance, prendiamo quei dannati bauli e andiamo a prendere l'espresso per Hogwarts!














Invece scopriamo che nel mentre i maghi si sono evoluti e hanno cominciato a prendere l'aereo, quindi ci siamo, ahimè, dovute adattare.
Fra genitori commossi, sorelline disperate, abbracci, baci, "mi raccomando, non accettare caramelle da nessuno, non fare indigestione di cioccolata", insomma, le solite cose, le nostre due eroine, Alice e Caterina, prendono baracca e burattini e s'imbarcano alla volta dell'Albione.




















Le cose prendono la giusta piega sin dall'aeroporto, quando si ritrovano a parlare e a prendere la corriera per Londra con un ragazzo anglo-francese che mannaggia se ne trovassero di più in giro.
Arrivate a Victoria Station con i bauli (NO, non sono valigie, noi andiamo a Hogwarts, dunque sno BAULI... ecco), non possiamo farci vedere dai babbani e smaterializzarci di qua e di là, quindi ci tocca camminare su e giù fin quando "Senti Ali, prendiamo un cab"
Fair enough.
Saliamo su un fantaviglioso cab e ci dirigiamo alla volta di Queen's Park, altrimenti detto: LETTO.
La cosa non è mica semplice, tre piani con più di 20 kg di valigie a testa, m ormai il peggio era passato, e John Lennon ci accoglie con gioia













Le due ragazze però non si adagiano sugli allori, hanno una missione: svegliarsi presto, andare al Barbican e conquistare due posti per l'Amleto.
Intrepide, seguono la tabella di marcia, rischiano di perdersi, girano un po' in tondo, ma finalmente ce la fanno e... DAMN IT c'è già una coda che levati. Ma non si danno per vinte, si mettono in fila (non sapete la gioia di poter fare una fila che abbia effettivamente senso, mica come da noi, dove si ci sono un primo, un secondo, due terzi, tre quarti, e tutti gli altri sono quinti).
Dopo un'ora e mezza di attesa, ormai è quasi il loro turno "We're sorry, we've sold all the tickets at 10£"... brividi lungo la schiena " But we still have those at 15£"
ECCHEDDIAMINE! La prossima volta niente suspense, per cortesia!
Ma ancora non era il loro turno... ce la faranno, non ce la faranno?

Beh, guardate le nostre facce e giudicate voi 




















Missione uno: terminata.
La seconda era "Trova l'amico che è in giro per Londra", che si fa? Ci si dirige a Westminster, e dopo vai a destra, no a sinistra, fai un salto, fanne un altro, fai la giravolta, LO RITROVANO.
Siamo ormai in QUEL momento della giornata, quello che se sai dove andare sei salvo, ma se sei indeciso puoi rischiare di vagare a vuoto e non deciderti: il pranzo.
Dopo vari "andiamo lì o là o qui" Alice prende in mano la situazione e "volete fare schifo? Bene. Seguitemi"
Si dirigono verso Carnaby Street e la nostra guida fa conoscere loro il paradiso degli hamburger, e mica quelle robette alla McDonald's, nah, potete tenervele: noi le cose o le facciamo serie, o non le facciamo!
Ci sarebbe piaciuto fare una foto al piatto e metterla su instagram, ma avevamo fame. Arrangiatevi.
Alice però non era contenta. Lei sapeva. Lo sentiva. Era vicino.
Il choccywoccydoodah.
Cos'è?
Probabilmente l'inferno della salute, la dannazione dei dietologi.
Un posto dove sarebbe meglio andare senza aver mangiato 400g di hamburger, insalata e patatine un quarto d'ora prima, ma non importa.
Alice, come Caronte, porta quelle due povere anime di Caterina e Filippo nel luogo della perdizione.

"Lasciate ogne speranza, voi ch'intrate"
...cioccolato... tutto cioccolato...




Paura... Terrore...
COLESTEROLO!!
Ma i nostri coraggiosissimi non si tirano indietro, e armati di forchette e cucchiaini, diedero fondo a tutto.
Alice, però, non aveva finito. Aveva scoperto che i suoi amici non conoscevano quel luogo che, una volta visto, ti fa dubitare sulle tue razionali scelte di vita votate all'università e allo studio.
HAMLEYS
Se sapete di cosa parlo, mi avrete capita.
Se non lo conoscete, mi dispiace per voi.
Hamleys è il posto dove lavorare se non vuoi crescere. Si, è una sorta di Isola che non c'è, ma senza Capitan Uncino e la sua ciurma.
Sei (o sette?) piani di giochi, peluche e dolciumi. Provate a immaginare. La hall piena zeppa di peluche, di ogni forma e grandezza, sotto c'è il piano per i videogiochi, sopra quello per i piccoli, poi quello per le bambine,  sopra è per i bambini, i giochi di società e, qual maraviglia, il piano dei lego.
Solo ed esclusivamente lego.
La famiglia reale di lego,  le cabine di lego, C1B8 e cloni di Star Wars di lego.
Non siete ancora convinti? Volete sapere in cosa consisterebbe lavorare?
Mi pare ovvio.
Giocare.
Voi dovete andare in giro per i piani e giocare. Rompere le scatole ai clienti con aeroplani, elicotteri, macchinine, lucine, bolle  di sapone, scarpe con le ruote e giocare.
Ditemi voi se non è una valida alternativa a un esame di tedesco!
Ormai era fatta. Alice era riuscita nel suo intento.
Le anime di Caterina e Filippo erano ormai corrotte.
Il tempo però scorreva. Le nostre due eroine dovevano tornare a casa, cambiarsi e andare a vedere quell'Amleto per cui avevano atteso un anno.
Finalmente è sera. Il tanto agognato momento è arrivato. Il teatro è pieno, le luci calano.
Benedict Cumberbatch appare sulla scena.
Da lì, è tutto un crescendo di emozioni: qualche risata, tante lacrime. Sospiri.
Finisce.
Applausi.
Ben esce sul palco, recita la poesia di un rifugiato, chiede di donare per aiutare chi ha perso tutto.
Altri applausi.
Con gli occhi lucidi, senza quasi il coraggio di parlare, Alice e Caterina escono dal teatro.
A quel punto, la fatidica domanda.
"Ce la rischiamo?"
Naturalmente la domanda è retorica. Si mettono fuori dal teatro, leggermente defilate, allontanandosi da quella folla impazzita e urlante fuori dall'uscita degli artisti.
Stanno lì ferme. Non gridano. Tirano fuori i loro biglietti e aspettano.

  


Esatto.
Quello è lui.
(E quelle siamo noi. Con il suo autografo.  Subito dopo ci siamo abbracciate come due sceme.)

E questo era solo il primo giorno.

Il secondo giorno è stato tranquillo. Visita alla Tate. West End. Covent Garden.
Fish and Chips la sera.
Tutto nella norma.
Quella sera, cercando eventi in giro per Londra, scoprono che il pomeriggio successivo ci sarà un red carpet a Leicester Square. Con chi? Robert De Niro e Anne Hathaway.
Stessa domanda, "Ci si prova?"
La risposta? Mattina alla National Gallery, pomeriggio...

                               
Eh già.
Mica male come terzo giorno.
Il tutto si è concluso con cena a Chinatown.

Il quarto giorno è stato esaudito uno dei desideri di Alice (finalmente!)














Il Globe Theatre, signore e signori! Alla sesta volta a Londra, ce la fa!
Una bambina in un luna park sarebbe stata probabilmente meno esaltata. L'emotività la frega.
Due lacrimuccie scendono (cosa ci volete fare?)
Vorrebbero anche comprare due biglietti per il Riccardo II, ma erano finiti.
Piano B: Camden Town.
Cibo, shopping, e relax a Regent's Park, dove le due fanciulle decidono quale sarà la loro casa... palazzo... il loro palazzo dei sogni.

Beh? Si deve sempre sognare in grande, no?
Ma il tempo vola, il giorno dopo l'avventura, l'Erasmus, comincia davvero.
Le valigie vanno richiuse e si deve dormire. Domani ci si sveglia presto.

Ma quello è un altro capitolo.
Quello di Londra si chiude qui.
Prometto che d'ora in poi, sarò più presente.
See you soon

(Alice the Spinning Top)










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